Parco relazionale

di Felice Gualtieri, Maria Luisa Priori, Armando Mangone
(quartiere Casanova, Bolzano, 2011, progetto)





Specchio è un’opera d’arte ideata per riconoscersi, un community garden tridimensionale che riflette l’identità in trasformazione degli abitanti di Casanova.
Con Specchio ispirandoci all’insegnameto della maieutica socratica vogliamo favorire una nascita, far venire alla luce da se, accompagnadolo, lo sviluppo di un processo in cui gli stessi abitanti di Casanova diano a “battesimo” il loro neo-quartiere, eleggendolo da spazio irrelato a “luogo”. Mentre lo spazio è un concetto di ordine generale e quantitativo, bianco, astratto, vuoto, il luogo è un concetto qualitativo e “individuato”, concreto e relazionale. Così il luogo rimanda all’attività che un individuo o una comunità vi compiono.
La nostra proposta d’arte-pubblica si fonda sulla relazione luogo-comunità. I legami sociali e affettivi gli slanci progettuali, la memoria del tempo e dei propri morti e tutta la sedimentazione dei segni storici e natuali dimostrano come luoghi e comunità siano interdipendenti, nel senso che si danno in una implicita co-appartenenza.
La forma di specchio è densa dello spirito della convivialità, come una tavola imbandita, in cui si spezza lo stesso pane e si beve lo stesso vino. Il parco dipana le sue forme per accogliere. Ma non basta, per rifarci alle parole di Nicolas Bourriaud: “il fine non è la convivialità, ma il prodotto di quella convivialità, cioè una forma complessa che unisce una struttura formale, agli oggetti messi a disposizione del visitatore, e l’immagine effimera nata dal comportamento collettivo[1]”. Ecco che Specchio per essere fondato come luogo, da ideale mensa, diventa ambito dinamico in cui parole, azioni creative, sguardi, iniziative e giochi diventano i protagonisti. Portiamo in scena la natura, non come semplice decorazione, ma per apprendere da esse il linguaggio della complessità. La natura come espressione della massima complessità, ci parla di co-abitazione, una co-abitazione che è richezza di specie e insieme culturale. La pratica del giardinaggio, il contatto con la terra, l’osservazione diretta del rapporto simbiotico tra le piante, il mutare delle stagioni, oppure il semplice sguardo premuroso rivolto dall’alto del proprio appartemento verso le piante, diventano cura e responsabilità verso quel parco che inizia a visualizzarsi come “luogo”. Prendersi cura della vita, affila in tutti noi la sensibilità, apre la possibilità di parlarsi, di conoscersi e di riconoscersi.


La gestione “politica” dell’intervento è articolata in tre fasi: il prima, il durante e il dopo la realizzazione dell’opera. Esse hanno lo scopo di informare, coinvolgere e discutere il significato di Specchio con la comunità. La prima fase è improntata all’informazione: i cittadini di Casanova devono conoscere il “come” e il “cosa” dell’opera. Per questo l’informazione dovrà essere capillare e diversificata per fasce d’età. Con la realizzazione di un sito web dedicato potrà partire il sondaggio per la scelta  della piante. La seconda fase prevede un incontro pubblico, che si prefigge due obiettivi: creare una prima socializzazione tra le persone, e alscoltare eventuali sollecitazioni e critiche. Durante l’incontro verranno rese note le modalità di consegna degli spazi verticali, delle aiuole e degli alberi che saranno affidati non a singoli ma a gruppi di persone (da 5 a 10). Questa modalità di affido risulta essere una ulteriore scommessa e si incentra proprio sul costruire relazioni. La terza fase consta in una simbolica messa a dimora di alcune piante e in azioni creative che portino segni e colori nel parco.
Un figlio nobile del Sudtirolo, Alexander Langer, scriveva: “Invece che contendersi questa terra, centimetro per centimetro, tra blocchi etnici ostili, si è cominciato a capire che il Sudtirolo appartiene a tutti i suoi abitanti e che in pace si convive meglio che nella permanente controversia etnica. C'è posto per più di una lingua, cultura, tradizione, identità - ed è giusto che questo lo si avverta e lo si veda nella vita sociale.[2]”
La carica pedagogica di specchio è un piccolo contributo alla concordia, arte pubblica che sommessamente s’inserisce negli interstizi della società per sanare il sotterraneo sentimento di diffidenza tra gli uomini. La nostra è arte che lavora per la pace.


Il progetto prevede tre macro strutture (MS) principali denominate A, B, C. La singola unità è formata da un percorso in listelli di larice montato su un’orditura primaria di travetti (anch’essi in larice) che poggiano su elementi distanziatori inseriti nel terreno (per una profondità di circa 40cm) seguendo il modello  dei pavimenti galleggianti. Questa tecnologia costruttiva permette di distanziare il tavolato dal terreno sottostante in modo da facilitarne la ventilazione e permette di inserire negli interstizi (tra il terreno e le doghe in legno), gli elementi luminosi. La luce in questo modo, sembra formare la stessa struttura del pavimento costituendo un elemento segnaletico ed altamente scenografico.
La struttura in elevazione è formata da montanti in alluminio infissi nel terreno ad una profondità ci circa 1,50 m. Ai montanti viene agganciata una struttura secondaria a forma di cubi colorati (micro box) sui quali vengono sistemate zolle, vasi e sacche di vegetazione smontabili e ricomponibili. Il sistema alla fine, si comporta come una grande parete verde verticale composta da una varietà di essenze vegetali che possono essere sostituite sganciate e spostate nel tempo. I micro box sono dotati anche di un sistema di irrigazione a goccia. Delle otto zone relazionali, la più grande è realizzata in gomma granulata colorata, le altre sono degli elementi scultorei in calcestruzzo. Ma tutte sono ideate per il relax e la convivialità, per il riposo, per lo studio, ed in genere per attività del tempo libero. L'area in gomma granulata è dotata di un sistema di illuminazione a led che dall'alto realizza l'esperienza di un nuovo quadro pubblico multicolore e cangiante. Lo spazio può essere utilizzato per performance ed eventi all’aperto.



[1] Nicolas Bourriaud,  Estetica relazionale 2010 PostmediaBooks s.r.l. Milano pag 80
[2] Alexander Langer , Schedatura etnica? no, grazie