NOOFFICE


Nooffice è un laboratorio sperimentale dove la ricerca teorica e la pratica professionale (dell’architettura) vengono vissute in una condizione di nomadismo e di deriva.
È proprio il superamento dei vincoli spazio temporali, anche attraverso l’utilizzo del web, che porta ad intendere l’itineranza come qualità necessaria  per la produzione di opere e progetti il cui scopo è quello di creare il maggior numero possibile di relazioni, sfruttando la realtà osmotica di cui natura umana, natura animale e natura vegetale sono parte integrante e interagente.

Il collettivo forza la comunicazione umana tra i partners attraverso una modalità di comunicazione dove la necessaria relazionalità umana, lo scambio e la comunicazione di idee vengono vissute in una “surdimensionalità” di suoni che diventano parole e viceversa, di immagini veicolate da schermi LCD e proiettori parietali.
Tutto questo costituisce Nooffice come un’esperienza limite, una scommessa su un’architettura nata,  questa volta, non da rivoluzioni tecniche o espressive, ma da nuovi gruppi condizionali e da pratiche tensionali verso il “Next Human”.

Questa è la condizione in cui una nuova stagione di pensiero si realizza, pervadendo l’arte e la tecnica, la cultura e la società,  nel tentativo, anche solo sperato, di superare la visione antropocentrica e autoreferenziale che, identificando l’uomo come misura dell’universo, ha ostacolato la nascita di una riflessione tesa al superamento del principio dicotomico di contrapposizione. L’uomo sembra aver costituito la sua identità sull’omogeneizzazione della varietà del non-umano, ma questo mette in evidenza la debole natura di questa concezione.

Tutto ciò contribuisce anche a modificare la consapevolezza che abbiamo del lavoro, ad abbattere i costi di produzione e le spese di gestione, ad offrire nuove occasioni a territori depressi e abbandonati,  a soddisfare bisogni semplici come la famiglia, il tempo per sé, il tempo per gli altri per costruire un futuro alla nostra portata e condurre la vita verso una dimensione più naturalmente umana, che non sia soltanto quella della metropoli.

Nooffice si propone così, come modello comprensivo e replicabile nonché laboratorio interdisciplinare e motore di trasformazione sociale. E’ una risposta e una scommessa su un modello di sviluppo diverso. Osserva con attenzione e studia le trasformazioni dello spazio fisico in relazione alle nuove tecnologie. Vuole raggiungere una dimensione qualitativa dello spazio antropizzato, interessandosi del mondo come villaggio globale, del territorio come città continua, realtà osmotica, permeabile e multiforme.
Nooffice indaga le relazioni che esistono tra forme di vita ed architettura. Si inserisce negli interstizi della contemporaneità e sviluppa strategie d'intervento non convenzionali, partecipate e dal basso.

La pratica del fare artistico come condizione principale dell’essere al mondo, viene riversata nella creatività questa volta “ludica” di una professione come quella dell’architetto, vincolata spesso all’interno di categorie dove il gioco trovo poco spazio; questo modo e questa intenzione diventano il link principale con le correnti situazioniste del ‘900. Concorre nel terzo millennio all’elaborazione di una soluzione “buona per tutti” che riconsidera le condizioni economiche su cui si basa il sistema post-capitalistico nell’intento di gemellare l’umano e il naturale, l’artificio e la sostanza in una dimensione nascosta ma già presente dell’abitare diverso e variegato.